Agipress - Emerge la necessità di lavorare psicologicamente sullo stalker per stroncare la recidiva e la reiterazione del reato. Uno stalker su tre dopo la denuncia/condanna continua la persecuzione.
Lo stalking è un tema tristemente attuale di cui si parla tanto ma si conosce ancora poco. Si è discusso proprio di questo alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Alessandria. Il ruolo delle forze dellordine nel contrastare lo stalking è, infatti, fondamentale: conoscere le dinamiche psicologiche del fenomeno aiuta a delineare una strategia dazione che possa contenere la violenza piuttosto che inasprirla. Lincontro ha fatto emergere importanti interrogativi riguardo alla tematica in oggetto, con particolare riferimento alla necessità di perfezionare larticolo 612 bis.
Presenti al convegno relatori di grande esperienza, quali il dott. Lattanzi (lo stalking: il lato oscuro delle relazioni interpersonali), la dott.sa Rombolà (le misure cautelari nei procedimenti per atti persecutori), il dott. DAllio (lo stalking: dimensioni psicopatologiche e psichiatrico- forensi), lavv. Lanzavecchia (la difesa dellindagato imputato accusato del reato di cui dellart.612 bis c.p), il dott. Perugini (stalking: sensibilizzazione, prevenzione e contrasto) e la dott.sa Spriano (stalking: il ruolo del servizio sociale e lesperienza territoriale del Cissaca).
Ad aprire il convegno, il presidente dellOsservatorio Nazionale Stalking, Massimo Lattanzi, che ha presentato i risultati di uninteressante ricerca condotta dalla sua associazione secondo la quale il 20% degli italiani siano stati vittima di molestie insistenti. A fronte di questi dati, lo psicoterapeuta ha sottolineato come sia importante dedicare particolare attenzione anche agli autori del reato di stalking, in quanto non previsto dalla legge un percorso orientato al recupero psicologico dello stalker, il quale spesso perseguita la vittima in seguito ad un disagio insito in una patologia della relazione che lo rende particolarmente sensibile alle separazioni, impossibili da elaborare ed accettare.
LOsservatorio Nazionale Stalking ha istituito, a questo proposito, nel 2007, il Centro Presunti Autori, il cui obiettivo è quello di recuperare gli stalker con percorsi di psicoterapia mirati ad una presa di coscienza del problema e allelaborazione di dolorosi vissuti personali non superati con un supporto specializzato coordinato da esperti. I persecutori risocializzati, ad oggi, sono 120: il 40% ha raggiunto un completo contenimento degli atti persecutori, nel 25% dei casi si è verificata una significativa diminuzione dellattività vessatoria, della recidiva e la prevenzione degli agiti più gravi. Se la legge venisse integrata con strumenti preventivi come questo, lincidenza dello stalking diminuirebbe drasticamente, in quanto spesso lo stalker è un soggetto recidivo e impermeabile alle denunce. La matrice dello stalking viene ravvisata in un fenomeno chiamato Gaslighting (violenza psicologica): il Gaslighter (manipolatore) attua uninsieme di comportamenti subdoli al fine di confondere la vittima e farla sentire in colpa, facendole perdere progressivamente la fiducia in sé stessa e la propria autostima. Spesso, al culmine di questo processo manipolatorio, la vittima finisce per dubitare della propria sanità mentale, rimanendo soggiogata dalla personalità abusante del manipolatore. Quando la vittima riesce a destarsi dallo stato di persona manipolata e rivendica unautonomia affettiva, inizia la fase evidente degli atti persecutori, una violenza ben più visibile (e dimostrabile) di quella subìta precedentemente, spesso senza sufficiente consapevolezza per accorgersene.
La dottoressa Francesca Rombolà, avvocato, ha posto laccento sullimportanza della tutela anticipata nel reato di stalking. Spesso lo stalker viene destinato agli arresti domiciliari in assenza di gravi indizi di colpevolezza (così come nei casi di pericolo di fuga o inquinamento delle prove), ma questo non sempre ha salvato la vita delle vittime, in quanto lo stalker è spesso recidivo e una denuncia potrebbe far esplodere la violenza fino allomicidio. La decisione di quali siano le misure cautelari da applicare dipende dal pubblico ministero, e nei casi in cui ci siano lesioni o comportamento recidivo è necessario attuare urgenti accertamenti e tenere lindagato momentaneamente alloscuro della denuncia (almeno finché non sarà terminata la fase di verifica). Il vero problema dello stalker è che spesso si tratta un individuo incapace di rendersi conto della lesività dei suoi atti, tanto da considerare la denuncia e larresto una misura ingiusta, attuata ai suoi danni ad opera della vittima. Anche lintervento della dottoressa Rombolà ha messo dunque laccento sulla necessità, durante le misure cautelari e nel periodo successivo, di un supporto psicologico per la vittima e per lautore di stalking.
Il dott. Giorgio DAllio, psichiatra, ha spiegato quali possano essere i disagi e i disturbi di una persona che attua persecuzione ai danni di unaltra e sono emersi dati molto importanti: lo stalker non è sempre un individuo disturbato psicologicamente, bensì, spesso, una persona ben inserita nella società e insospettabile; indubbia è invece una sua difficoltà nella gestione delle relazioni sentimentali. Ed è proprio su questo che bisogna lavorare. Certo è che lo stalker irriducibile spesso non ha piena capacità di volere (può essere inalterata la capacità di intendere) ma quello che sembra mancare nello stalker è la capacità di adattamento alle situazioni, così come quella di accettare lallontanamento della persona idealizzata. In chiusura della sua relazione, lo psichiatra, sottolinea la differenza tra il corteggiamento e lo stalking, la comprensibile delusione di una persona abbandonata, dal delirio persecutorio di una persona che dipende affettivamente da unaltra.
Il dott. Giuseppe Lanzavecchia, avvocato, ha illustrato alcuni casi di stalking spiegando come la norma, molto generica, possa essere utilizzata impropriamente nelle cause di separazione e divorzio (senza presenza di reali atti persecutori). Grazie agli esempi dellavvocato si colgono diversi spunti di riflessione su come sia importante distinguere un autentico persecutore dal vicino di casa che inconsapevolmente suona il trombone causando un disagio psicologico ai condomini; il messaggio di questa relazione punta lattenzione la necessità di rendere più precisa la norma (612 bis c.p.) a tutela delle sia delle vere vittime di stalking, sia degli innocenti inconsapevoli autori di molestia che niente hanno a che fare con uno stalker, come nel caso precedentemente illustrato.
Interessante anche lintervento del dott. Alessandro Perugini, dirigente alla questura di Alessandria che apre la sua relazione spiegando come il ruolo della polizia sia primario nellaccoglimento e nel supporto della persona che si presenta per sporgere denuncia: la polizia ha infatti il delicato compito di dare una risposta adeguata alle esigenze di tutela della persona offesa. Si sottolinea anche la trasversalità del fenomeno e la differenza di normative a livello europeo: in Italia è possibile avvalersi anche dellimportante strumento dellammonimento, che consentirebbe alla vittima di non avviare un processo penale, con tutte le conseguenze psicologiche che questo comporta. In seguito allillustrazione di un caso specifico avvenuto ad Alessandria, anche il dott. Perugini insiste sulla necessità di lavorare sullo stalker per stroncare la recidiva, altissima nel caso di atti persecutori. Senza questa premessa, è impossibile prevenire gli atti violenti in cui spesso sfocia una persecuzione, e che lasciano anche gli agenti nellimpossibilità di porre fine alle vessazioni.
A chiudere, lintervento della dott.sa Cinzia Spriano, assistente sociale, in cui viene illustrato limportante ruolo dei servizi sociali nel supporto alla vittima di stalking, indebolita e spaventata dalla violenza del persecutore, che spesso è un ex-marito o un conoscente. Le persone accolte ed aiutate sono tantissime e la dottoressa non manca di citare alcune delle frasi con cui le vittime descrivono langoscia persecutoria e la successiva redenzione in seguito al fondamentale supporto dei volontari del Cissaca (consorzio servizi sociali di Alessandria) che accompagna le donne in difficoltà in tutte le fasi della presa di consapevolezza del problema e della successiva denuncia. Un tratto comune è emerso da tutte le relazioni del convegno: la necessità di corroborare lazione coercitiva e punitiva con una giustizia riparativa: le azioni moleste, violente, e lesive della libertà personale vanno infatti condannate con fermezza, ma è imprescindibile un recupero delle persone sotto il profilo psicologico, in quanto gran parte degli stalker presenta una struttura di personalità patologica, che non permette loro di elaborare e superare un abbandono.
Un intervento preventivo (coinvolgendo le scuole, il personale docente e i genitori nel progetto informativo) ma anche in medias res assicurerebbe il contenimento degli agiti più gravi, dalle minacce allomicidio, che caratterizzano le fasi finali e più atroci dello stalking, permettendo una risocializzazione dei presunti autori e un reinserimento nella società. Solo lavorando anche sullo stalker è davvero possibile liberare anche la vittima dallincubo dello stalking.
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